PATOLOGIA
DA DANNO MECCANICO Potrà apparire strano questo capitolo, che esula
dalla trattazione delle MST, ma è invece utile a comprendere i meccanismi con
i quali certe “manovre” sessuali concorrono alla trasmissione di molte malattie.
La struttura anatomica degli organi genitali maschili e femminili (da ricercare
su una qualunque enciclopedia domestica) è costituita in modo tale da prestarsi
molto bene alle consuete pratiche erotiche eterosessuali ovvero al coito. Ogni
altra “operazione” è il frutto della fervida fantasia umana che pur essendo senza
limiti, viene a cozzare con i limiti fisiologici degli organi coinvolti. Si possono
ritrovare diversi tipi di danno; il più frequente è quello da eccessiva frizione
che consta sostanzialmente di un’infiammazione locale dei tessuti (cute e mucose)
coinvolti. A questo può seguire un’abrasione con perdita dell’integrità del tessuto.
In entrambi i casi si crea un più facile ingresso di germi. Tali aspetti generali,
per loro natura non gravi, possono determinare (e di fatto determinano) il più
diffuso mezzo di contagio delle MST. Esistono in letteratura danni meccanici
ben più cospicui che interessano la vagina, l’ano e il retto, il pene e i testicoli. La
penetrazione vaginale con “ausili sessuali” o “coadiuvanti erotici” come “vibratori”
e “dildo” o falli in gomma può cagionare gravi danni al collo uterino, all’istmo
o perforazione della vagina in prossimità dei fornici. Non stupisca questa eventualità
poiché la soglia del dolore individuale durante il rapporto sessuale viene molto
innalzata, anzi il dolore e il piacere spesso coincidono. Va inoltre considerato
che la penetrazione è spesso fatta dal partner che non si rende conto del superamento
del limite. Infatti proprio di limite si tratta perché la vagina per sua costituzione
è un canale molto dilatabile nel senso del diametro, ma poco estensibile e la
sua lunghezza non supera i 10 centimetri. Si capisce che un fallo di 30 cm o più
è un grosso spreco di gomma! Un discorso simile si può fare della sodomia
(maschile e femminile) dove ancora una volta sono incriminati gli “ausili sessuali”.
Qui però compare un aspetto assente in precedenza: il canale anale non è anatomicamente,
né fisiologicamente adatto alla penetrazione. Non è una gran rivelazione, però
a molti sfugge che l’abuso di questa pratica comporta, specie con il passare del
tempo, significativi problemi di varia natura. La patologia più ricorrente è la
proctite traumatica costituita da forte infiammazione del canale anale dovuto
alla sodomia cruenta, ma si può anche verificare un processo infiammatorio non
traumatico spesso associato a infezione da germi vari (proctite aspecifica, si
veda oltre). Le pratiche di sodomia con il pene o con le dita, tuttavia arrecano
un danno meccanico minimo. La penetrazione con il pugno è più dannosa. Tre sono
gli aspetti da considerare: | 1
- | le dimensioni del canale anale | | 2
- | l’orientamento dell’asse ano-rettale | | 3
- | il calibro dell’oggetto penetrante |
Circa
le dimensioni si può affermare che in condizioni normali il diametro del canale
anale si aggira intorno a 1 cm o poco più, mentre la sua lunghezza è di 5 cm (cinque
e non cinquanta!). Le terminazioni nervose sensitive sono presenti in maggior
numero nei primi 2 cm. Il canale anale si apre verso l’esterno tramite l’apertura
anale (ano), mentre si continua all’interno nell’intestino retto. Fra retto e
canale anale esiste un angolo di quasi 90° (orientamento dell’asse), vale a dire
che il tratto non è assolutamente rettilineo, lo diventa durante la defecazione
e lo può diventare durante la penetrazione se e solo se viene praticata lentamente,
consentendo il naturale distendersi della muscolatura liscia intestinale. La penetrazione
cruenta (nota nel medioevo con il nome di “impalamento”) molte volte sfocia in
una perforazione della regione del cavo retto-vescicale, poco oltre la prostata.
Inoltre la distanza fra apertura anale e cavo retto-vescicale è di 7-8 cm (quanto
il dito indice!) L’introduzione dall’ano di oggetti più lunghi di tale misura
può portare a conseguenze anche gravi, tenuto conto che il retto è complessivamente
lungo 12 cm. Per intenderci bene la perforazione del retto causa un’emorragia
subito e una peritonite dopo poco, che possono portare a gravi danni generali
fino alla morte (oggi rara) nei casi non trattati con urgenza. Inutile dire che
il trattamento è chirurgico e sono noti casi in cui il paziente ha riportato danni
tali da perdere completamente la funzionalità dell’ampolla rettale. Ciò gli è
valso l’uso di un praticissimo ano artificiale posto sul fianco sinistro, connesso
a un sacchetto in plastica. Penso proprio che non ne valga la pena! Nella donna
il cavo retto-vescicale è detto retto-vaginale e risulta a 6 cm dall’ano. Retto
e vagina sono separati da un setto retto-vescicale sede di possibili perforazioni
meccaniche. Per ciò che concerne il calibro del retto si può dire che sia nullo
in condizioni normali, ossia che le sue pareti si tocchino, va comunque detto
che la sua struttura è molto dilatabile. Lo sfintere anale (ano) non lo è altrettanto;
l’introduzione di oggetti di grosso calibro può portare a lacerazioni dello sfintere
che esitano in ragadi sanguinolente. Da queste si possono trasmettere le MST.
Lo sfintere anale è costituito da una serie di anelli muscolari che come tutti
i muscoli, è suscettibile d’allenamento. Infatti l’introduzione di calibri crescenti
in tempi susseguenti, può portare a un minor stress dello sfintere. Questo vale
soprattutto per chi pratica la sodomia per la prima volta e ne ricava un’esperienza
traumatica sia in fatto di dolore, sia per le lesioni sia spesso vengono riportate.
Se il continuo “allenamento” dei muscoli dello sfintere anale può rendere meno
traumatica la penetrazione, l’eccesso può peggiorare la situazione, portando i
muscoli in stato d’ipertrofia, cui segue ipotonia (lassità tessutale) e ptosi
(abbassamento dell’organo). La moderazione è ancora la via migliore. Molte volte
si assiste a lesioni che coinvolgono il retto: la più frequente è il prolasso
(rovesciamento dell’intestino verso l’esterno) parziale, dove la mucosa anale
trascina parte di quella rettale o totale in cui vi è maggiore interessamento
rettale. Il prolasso totale si corregge tramite chirurgia, quello parziale generalmente
regredisce con cure locali, ma sovente è causa di emorroidi. Tipica causa di prolasso
è la penetrazione spinta con la mano chiusa a pugno. Le emorroidi sono delle
varici che interessano le vene del plesso rettale e colonnare, possono essere
esterne e quindi visibili o interne e quindi non visibili. In entrambe i casi
sono sufficientemente dolorose da rendere consapevoli della loro presenza. Il
loro trattamento è generalmente locale, ma può anche richiedere l’intervento del
chirurgo. L’uso di lubrificanti, decisamente consigliato, può giovare al fine
di evitare queste spiacevoli conseguenze anche se la cosa migliore è ridurre il
calibro degli “attrezzi”! Una nota va fatta circa l’uso della saliva: è un ottimo
mezzo per la trasmissione delle MST, serve a poco come lubrificante. L’uso di
oli minerali (olio di paraffina, vaselina, ecc.) è da evitare per due buone ragioni: | 1
- | sono incompatibili con i costituenti dei profilattici,
aumentano il rischio di rottura e il rischio di trasmissione di MST per aumentata
permeabilità del lattice. Per gli stessi motivi vanno evitati gli oli vegetali,
il burro, la margarina, le creme idratanti cosmetiche, ecc. | | 2
- | gli oli minerali possono provocare irritazioni
alle mucose. In forse è la loro possibile implicazione in forme tumorali dell’epitelio
(paraffinomi e tumori grassi) specie nell’uso prolungato. |
Esistono in commercio lubrificanti adatti a base d’acqua e amidi modificati (idrogel),
oppure si può usare la glicerina (in farmacia). Diffidare dai prodotti senza etichetta
e composizione è obbligatorio oltre che di buon senso. Può essere utile sapere
che la penetrazione anale, per questioni anatomico-funzionali risulta più agevole
se il soggetto passivo si sdraia sul fianco destro. Appare necessario ricordare
che gli “ausili sessuali” devono essere considerati alla stregua dei rasoi, degli
spazzolini da denti, dei tagliaunghie, vale a dire come oggetti personali; lo
scambio di questi, o l’uso simultaneo su persone diverse è fonte di trasmissione
di MST esattamente come un rapporto non protetto. Inoltre sarà bene precisare
che gli oggetti in questione sono spesso veicoli per germi di tutti i tipi, perciò
risulta opportuno lavarli dopo l’uso e lasciarli immersi per almeno 30 minuti
in soluzioni disinfettanti, ottime sono quelle per poppatoi in lattice da acquistare
in farmacia. Pare superfluo far osservare come l’introduzione di oggetti vari
dall’ano non risulti una buona idea specie quando si tratta di corpi di piccole
dimensioni. Quando questi sfuggono diventa complicato recuperarli, operazione
quasi sempre svolta nella sala di un pronto soccorso, fra le inevitabili risatine
del personale sanitario. In casi non così rari, se non si ha espulsione naturale
dell’oggetto, si deve ricorrere alla rimozione chirurgica: altre risate! Evitare
oggetti fragili (come il vetro delle bottiglie) o metallici per ovvie ragioni.
Infine quando si impiegano oggetti lunghi, anche se si procede lentamente e dopo
lubrificazione, la frizione di questi contro le pareti dell’intestino sigmoideo
provoca irritazione e spasmo (colite spastica). Se siete così avvezzi a tali pratiche
la rettocolonscopia potrà rappresentare per voi un valido divertente succedaneo! Le
lesioni che interessano il pene sono da ricercare nell’uso di anelli elastici
di gomma posti alla base dell’organo eretto con lo scopo di ritardare il deflusso
del sangue venoso dai corpi cavernosi. Ciò comporta possibili lesioni dei vasi
e con l’uso protratto emerge la tendenza a originare varici del pene. Le varici
ostacolano poi la penetrazione rendendola dolorosa. Una patologia legata al danno
meccanico da strofinio è la balanite aspecifica, infiammazione acuta del glande,
generata dall’intensa frizione del pene specie durante la penetrazione sodomitica.
Sono noti casi di rottura delle strutture cavernose alla base del pene a seguito
di eccessiva sollecitazione cagionata da flessione antero-posteriore dell’organo.
Meglio non eccedere! Varie pratiche come la legatura dei testicoli, l’uso di cinghie
o altro possono sfociare in anomale torsioni dei dotti o dell’epididimo (strangolamento
testicolare) con conseguente varicocele o peggio con la trombosi dei plessi vasali.
A quest’ultima condizione può seguire infarto testicolare e gangrena; l’unica
terapia è rappresentata dall’asportazione chirurgica del testicolo (orchiectomia).
La struttura del sacco scrotale è tale da fornire una protezione naturale sufficiente
ai testicoli e agli annessi, evitare le suddette pratiche è tuttavia da consigliare.
La moderazione è necessaria un po’ in tutte le cose e si deve essere sempre consapevoli
che i nostri limiti mentali non coincidono con quelli fisici, da ciò nasce l’evidente
necessità di sapersi autolimitare.v <<
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